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Federazione Speleologica Campana |
Gli speleologi e le grotte
Come
dimostrato da innumerevoli giacimenti archeologici ipogei, l’interesse
dell’uomo per le caverne risale alla preistoria. Tuttavia la speleologia nasce
con l’inizio della frequentazione delle caverne non per necessità quanto per
curiosità, per desiderio di scoperta, esplorazione, studio. La prima escursione
“speleologica” documentata risale al
La speleologia moderna nasce però nella seconda metà dell’Ottocento, quando
alcuni studiosi e curiosi cominciano ad occuparsi di grotte in modo sistematico.
La spinta principale era ed è tuttora una curiosità esplorativa che non si
estingue con la scoperta, ma se ne alimenta. La progressione in grotta è
possibile solo utilizzando tecniche specifiche: imbrachi e attrezzi consentono
di muoversi su e giù per corde fissate alla roccia, ma la comprensione degli
ambienti sotterranei richiede un impegno cognitivo che abbraccia molteplici
discipline scientifiche.
Fino al 1890 l’insieme delle attività legate alla frequentazione delle grotte
era definito col termine francese grottologie.
In Francia questa attività conosceva un vero e proprio boom grazie
all’impulso di Édouard Alfred Martel, considerato il padre della speleologia.
A parlare per la prima volta di spéléologie
(dal greco spelaion = caverna, e logos
= discorso) fu però lo studioso francese Rivière, che con questo termine
si riferì all’insieme delle attività umane legate all’esplorazione delle
grotte.
Ma cos’è una grotta? In linea generale è una qualsiasi cavità naturale
praticabile. Questo è il criterio adottato anche dai catasti speleologici, che
custodiscono i dati relativi alle grotte e ai lavori che gli speleologi vi
effettuano.
Le grotte possono essere generate da diversi processi. Esistono cavità in rocce
vulcaniche, grotte nel ghiaccio, grotte eoliche, grotte carsiche, “grotte”
di origine antropica (cavità artificiali). Sono però le grotte carsiche il
terreno principale della speleologia in quanto la maggior parte delle cavità
naturali si apre in rocce carbonatiche, più di ogni altre predisposte alla loro
genesi e preservazione nel tempo.
Ogni grotta ha caratteristiche e difficoltà particolari, attiva o fossile,
fredda o calda, orizzontale o verticale, strettissima o smisurata, spoglia o
ricca di concrezioni. La speleologia consente di addentrarsi in questo mondo, di
esplorarlo, di raccogliere dati, di disegnarlo sulle carte, di documentarlo,
fotografarlo, etc.
Un caratteristica peculiare delle grotte è che non se ne conosce la forma e la
distribuzione spaziale prima che qualcuno vi metta piede, le illumini, le
misuri. Sono territori nuovi, isole di un arcipelago mai visto. Gli speleologi
che le esplorano e ne eseguono il rilievo topografico disegnano “pezzi di
mondo” fino a quel momento sconosciuti.
Ciò che conosciamo sulle grotte è soltanto una parte di quanto sarà possibile
scoprire negli anni futuri, e la maggior parte degli esploratori vive con
entusiasmo la possibilità di contribuire alla conoscenza di regioni, porzioni
di pianeta ancora sconosciute, in un’epoca in cui le grandi esplorazioni sono
possibili ormai solo nell’infinitamente grande, cioè nello spazio, o
nell’infinitamente piccolo. La speleologia consente invece di esplorare
geografie a pochi passi da casa e di rivelare aspetti nuovi del complesso
sistema di interazioni esistenti tra idrosfera, litosfera, atmosfera e biosfera.
