Federazione Speleologica Campana



L’attività di altri gruppi speleologici italiani in Campania.

Anni '60: fase preparatoria dei materiali per la progressione in grotta durante un campo esplorativo dei triestini sui Monti Alburni

Vianello, Baldo, Gherbaz e Piemontese alla Grava di Frà Gentile nel 1961 Interno della Grava dei gatti, 1961 Fasi esplorative dei componenti la CGEB alla Grava dei Gatti nel 1961


Un importante periodo è quello segnato dalla presenza in Campania della Commissione Grotte “Eugenio Boeagn” (CGEB) della Società Alpina delle Giulie, che già aveva operato a Castelcivita e Pertosa nel 1926 e 1930. I triestini organizzano spedizioni speleologiche nella regione nel 1952, nel 1953, dal 1960 al 1973, e poi ancora nel 1980, 1985, 1992. La loro attenzione è rivolta principalmente alla conoscenza speleologica del vasto altopiano degli Alburni. Principale animatore di queste campagne speleologiche è Carlo Finocchiaro che, di fronte alla vastità del fenomeno carsico incontrato, trasmette al gruppo un approccio sistematico di ricerca, preferendo le battute, l’ubicazione e il rilievo topografico di tutte le grotte individuate, pur non tralasciando l’esplorazione spinta delle principali “grave”.
Resoconti di tale attività vengono pubblicati in bollettini di vari gruppi italiani e agli atti dei congressi nazionali di speleologia, rivelando al resto del paese la singolarità del fenomeno di questo massiccio dell’Appennino campano.
Baldo, Barbarossa, Battiston, Borghesi, Bussani, Cova, D’Avanzo, Deschmann, Ferlunga, Fonda, Forti, Gasparo, Gherbaz, Guida, Marini, Marzari, Michelini, Padovan, Piemontese, Privileggi, Segolin, Sierbert, Vianello, tanto per citare i principali, sono i nomi di alcuni dei più famosi esploratori triestini che hanno fatto la storia della speleologia anche in Alburni.
Una forte esperienza, quella dei triestini, sovente accompagnati dall’amico Sabato Landi di Salerno, che spingerà il Marini a scrivere nel 1992: “L’Alburno e la gente ricca di umanità che qui ho incontrato hanno un posto nel mio cuore e vorrei tornarci ancora una volta prima che sia troppo tardi […] e insieme attenderemo all’Aresta il dispiegarsi nel cielo delle eterne costellazioni che ci hanno visto giovani quassù”.
Ma i triestini non sono i soli. Nel dopoguerra anche il CSR torna ad esplorare in Campania. Nel 1955 e poi ancora negli anni 1961-1963, i romani Baldieri, Marzolla, Pansecchi, Pedone e Sbordoni, svolgono campagne di ricerca nelle aree carsiche del Matese, degli Alburni e del Cervati. Dal 1969 al 1975, inoltre, esplorano sistematicamente la Grava dei Gentili, la più profonda grotta degli Alburni, disostruendo una strettoia a 270 m di profondità.
Anche lo Speleo Club Roma (SCR) svolge in quegli anni attività in Campania: nel 1960 è presente sul Cervati per visitare insieme a speleologi spagnoli l’Affondatore di Vallivona, nel 1962 e 1963 installa un campo in Matese per esplorare Campo Braca (Maniscalco, Pasquini, Valerio), nel 1965 è presente anche nel settore occidentale degli Alburni (Felici, Papadia, Sagnotti). A partire dal 1978 l’attività dello SCR si concentra in modo particolare sulle grotte del Cervati e del Vesole, in merito alle quali viene pubblicata nel 1991 (Mecchia et al., 1991) una dettagliata relazione sull’annuario del CAI Napoli (L’Appennino Meridionale).
Negli anni successivi e fino ad oggi i romani sono ancora presenti sul territorio regionale, anche se la loro attività si concentra in modo particolare sul Matese, ove oltre al CSR ed allo SCR, operano anche l’Associazione Speleologica Romana (ASR), il Gruppo Speleologico CAI Roma e gli Speleologi Romani (SR). I nomi sono tanti e non è possibile citarli tutti, ma vanno ricordati per assiduità: Ardito, Bernabei, Bonucci, Frezzotti, Gambari, Germani, Grassi, Gobetti, Monteleone, Pedicone, Cioffi, Terragni, Topani, Canotti, e molti altri.
Tanti altri gruppi italiani hanno contribuito all’attività speleologica in Campania e, in particolare, il Gruppo Attività Speleologica Veronese, il Gruppo Grotte Catania, il Gruppo Grotte Milano, il Gruppo Speleologico Città di Faenza, il Gruppo Speleologico Piemontese CAI UGET di Torino, il Gruppo Speleologico Paletnologico “G. Chierici” di Reggio Emilia, il Gruppo Speleologico Grottaferrata, la Sezione Speleologica Città di Castello, il Gruppo Speleologico di Foligno e altri ancora, attratti particolarmente dalla singolarità del fenomeno carsico degli Alburni, del Cervati e del Matese.
Una citazione a parte meritano, infine, il Gruppo Speleologico di Martinafranca (GSM) e il Gruppo Speleologico Dauno di Foggia (GSD). In particolare: Pasquale Calella, Francesco Lo Mastro , Michele Marraffa, Pino Palmisamo e Enzo Pascali del GSM, Carlo Fusilli e Paolo Giuliani del GSD, che con la loro coinvolgente passione e assiduità nella frequentazione ed esplorazione degli Alburni, a partire dagli anni ’80 hanno scritto una pagina importante della speleologia campana.