Federazione Speleologica Campana



Dal dopoguerra agli anni ’70.  

Campo interno a -212 durante l'esplorazione della Grava del Fumo (Monti Alburni) nel 1962 Il collettore della grava del Fumo durante l'esplorazione del 1961da parte della CGEB Il Prof. Parenzan con uno studente durante un campionamento nell'Antro degli Opilionidi della Grava di Vesalo, 1952 Progressione su scaletta in un pozzo della Grava dei Gatti, 1961


La ripresa dopo il conflitto è piuttosto lenta a causa delle preoccupazioni legate alla ricostruzione e agli stenti economici. La guerra, però, ha fatto riscoprire l’importanza delle grotte quale riparo sicuro ai bombardamenti, suscitando un vivo interessamento da parte dei militari. Così, tra il 1950 e il 1952, l’Istituto Geografico Militare (IGM) effettua con il topografo capo Carreri e del tenente Dutto il rilievo topografico di precisione delle grotte di Castelcivita e Pertosa, poi pubblicato nel 1954 sulla rivista L’Universo.
Ad ogni modo, le prime ricerche successive alla guerra si devono all’entusiasmo di pochi studiosi, poi diffusosi a macchia d’olio fino a far diventare la Campania una delle regioni con maggiore attività speleologica in Italia.
Oltre al già citato Trotta, si aggiunge in questo periodo Antonio Lazzari, docente di Geografia Fisica presso l’Università di Napoli. Il Lazzari, insieme ad alcuni colleghi, studia numerose grotte della Campania tra cui la Grotta di San Michele a Olevano sul Tusciano, destinata a diventare uno dei più importanti siti archeologici dell’Italia meridionale.
Nel 1946 la scarsa conoscenza delle cavità naturali dell’Italia meridionale, della loro fauna cavernicola e delle loro caratteristiche geologiche, inducono il Consiglio Direttivo della Società dei Naturalisti di Napoli a stanziare un fondo per l’organizzazione di esplorazioni, rilevamenti topografici e geologici, raccolte zoologiche in grotte dei vari massicci campani (La Greca et al., 1946). Nasce il Centro Speleologico Meridionale (CSM) come sezione speleologica dell’Istituto di Biologia Applicata dell’Università di Napoli, il cui primo fondatore e presidente è il prof. Pietro Parenzan.
Nel 1947 il CNR assegna un fondo di 50.000 lire alla Società dei Naturalisti di Napoli per le ricerche speleologiche e faunistiche sull’Italia meridionale i cui risultati verranno pubblicati in supplementi allegati al Bollettino della Società.
Nel 1950 il barone Carlo Franchetti del CSR promuove la prima esplorazione del Bussento sotterraneo, poi proseguita con interesse biologico dal Parenzan che, nel 1953, effettua una nuova epica esplorazione alla quale partecipano gli ormai immancabili militari e, tra gli altri, l’ing. Rodolfo Autuori, presidente della sezione CAI di Cava dei Tirreni, e il dott. Alfonso Piciocchi del CAI Napoli , che diventerà il vero propulsore e propugnatore della speleologia campana. Le esplorazioni al Bussento sono riprese nel 2005 per iniziativa dei gruppi speleologici delle sezioni CAI di Napoli e Salerno.
Pietro Parenzan visita anche la Grotta di San Michele ad Olevano, dando risalto alla scoperta del prof. Marcello La Greca che già nel 1946 aveva campionato due nuove specie di acari. In quegli anni Parenzan lascia tracce di sue visite speleologiche anche in altre parti della regione ove fonda sezioni locali del CSM: la sezione cilentana, con sede a Marina di Camerota e diretta dall’avv. Giovanni Mazzeo; la sezione irpina, affidata a Giovanni Rama e Giuseppe Nicastro di Bagnoli Irpino; la sezione pollese, organizzata dal prof. Giovanni Bracco di Polla; la sezione vesuviana di Torre del Greco, affidata al dott. Enrico Di Gaetano e ad Aldo Pireneo; la sezione amalfitana.
Nel 1962 il CSM organizza una spedizione intergruppi alla Grava di Vesalo sul Massiccio del Cervati, che con i suoi -282 m costituisce per l’epoca una delle massime profondità dell’Italia meridionale. Vi prendono parte i romani del CSR ed i piemontesi del CAI UGET di Torino e del gruppo speleologico di Cuneo.
Poi, a partire dal 1966 l’interesse del CSM, coordinato da Lucio Bartoli, si sposta verso le cavità artificiali del sottosuolo napoletano, segnato proprio in quegli anni da una intensa fase di crolli e aperture di voragini. Bruno Davide, tuttavia, continua ad aggiornare il catasto delle grotte naturali, e presenta un dettagliato contributo per i Monti Alburni agli atti dell’Incontro Internazionale di Speleologia organizzato il 20-23 luglio 1972 in Salerno dal Gruppo Speleologico del CAI Napoli .
Nel 1951 Pasquale Benvenuto, Franco Panzanella, Onofrio Di Gennaro, Pino Falvo, Pasquale Monaco, Guido Padula, Alfonso Piciocchi, Aldo Pireneo e Aurelio Spera della sezione di Napoli del CAI riprendono le attività esplorative in Campania aggregandosi all’unico gruppo fino ad all’ora operante in regione (Commissione Speleologica Salernitana). In questo periodo si avviano le esplorazioni delle voragini di Minervino Murge, della Grava di Vesalo e dell’Inghiottitoio del Bussento.
Sei anni dopo, a seguito di alcuni contrasti emersi durante l’ultima esplorazione al Bussento, Monaco, Padula, Piciocchi, Porta e Spera, il 13 settembre 1957, eleggendo Piciocchi come capogruppo, ricostituiscono il Gruppo Speleologico del CAI Napoli che negli anni avvenire prenderà sempre più in mano le redini delle attività esplorative in regione e i primi contatti con i gruppi esteri.
Le prime esplorazioni del nuovo gruppo si concentrano sulle grotte di Postano una delle quali viene denominata Monaco-Spera in ricordo dei due compagni tragicamente scomparsi sul M. Cervino.
Nel maggio del 1958 Acone, Falvo, Pericoli e Piciocchi scoprono, sugli strapiombanti versanti sud occidentali degli Alburni, la Grotta di Frà Liberto al cui interno rinvengono interessanti pitture rupestri  e manufatti in selce del periodo Eneolitico (Pericoli, 1959; Piciocchi, 1982).
Nell’ottobre dello stesso anno, Acone, Bader, Benvenuto, Falvo, Garroni, Nappo e Piciocchi tentarono, con il fiume in piena, una memorabile esplorazione del Bussento raggiungendo per la prima volta il sifone terminale. L’impresa fu anche riportata da Acone su un articolo del quotidiano “il Tempo” dell’1 novembre 1958.
Nel 1959 si avviano le esplorazioni di alcune “voragini” nella zona di Roccadaspide a cui contribuirono anche Piero De Castro e Raffaele Scorziello, delle Grotte di Pastena, di Acquafredda e di alcune grotte nell’area di Avella e Capo dell’Orso nonché esplorazioni paletnologiche nel materano.
Intanto, tra il 1959 ed il 1963, il gruppo si rafforza con gli arrivi di Gigi Angelini, Ubaldo Candrina, Glauco Izzo, Ulisse Lapegna, Raffaele Lombardi, Germano Piccoli, Paolo Roitz e ancora con Eduardo Capuano, Raffaele De Rienzo, Giuseppina Moleta, Aurelio Nardella, Antonio Rodriquez, Paolo Scandone, Bruno Scotto, Italo Sgrosso, Mario Torre, Antonio Vona. Le attività, quindi, proseguono con l’esplorazione delle grotte ossifere di Marina di Camerota, delle grotte di Capri, della Grotta di Castelcivita, dei Briganti, del Trabucco di Pietraroja (Scandone & Sgrosso, 1965a), della Grotta di Pertosa, della voragine di Vesalo, di Pozzo Venere a S. Cipriano Picentino, della Caverna del Cervaro a Lagonegro (Rodriquez, 1968). Ancora rilevamenti di siti preistorici in alcuni ripari sotto roccia vengono effettuati da Piciocchi e Sgrosso (Ietto & Sgrosso, 1963a; Piciocchi, 1973) nell’area di Cicciano alle falde dei Monti di Avella; mentre nei primi mesi del 1964, su invito del Sindaco di Manocalzati dr. Tritone, viene esplorato il Pozzo romano di Manocalzati (Lapegna, 1987). Sempre negli anni ‘60 vengono esplorate la Grotta di Tramutola, di Santacroce a Ottati, la Grotta degli Iscolelli a Marina di Camerota e nuove ramificazioni della Grotta di Castelcivita, la grotta del Rio Torto, di S. Rufo, dell’Affonnatore di Vallivona  e della Grotta di Nardantuono solo per citare le più note. A quest’ultima, in particolare, fu dedicata tutta l’attività del 1967 durante la quale vennero effettuati numerosi scavi che portarono alla luce numerosi reperti (Piciocchi, 1973c; 1988b). In questi anni nuove leve si aggiungono tra cui Silvio Di Nocera, Giulia Irace, Rosario e Matteo Paone, Amalia Tavernier, Carlo e Antonio Piciocchi e nuove esplorazioni vengono condotte a Pergola, Cerreto Sannita, Cannalonga, a S. Chirico Raparo, dove tra l’altro, vennero portati alla luce fondi di capanna e manufatti ceramici della civiltà Appennina, e, su invito del Presidente dell’EPT di Avellino Ernesto Amatucci, nella Grotta del Sambuco in loc. Villanova di Serino (Sgrosso, 1972).
Nel 1968 il Gruppo si riorganizza, riconferma Piciocchi come capogruppo e istituiscono delle squadre specializzate di paleontologi, paletnologi, biologi, topografi, fotografi, sommozzatori e speleologi puri al fine di organizzare le attività su basi definitivamente scientifiche.
Così, nel 1969, grazie ai sommozzatori si inizia l’esplorazione delle numerose gallerie subacquee presenti nella Grotta di Castelcivita ed in particolare del cunicolo CAI I senza tuttavia trovare l’agognato collegamento con la Grotta dell’Ausino peraltro confermato da prove di colorazione (giunzione che di fatto verrà effettuata in collaborazione con il Gruppo Speleologico di Foligno negli anni ’90).
Gli anni ’70 sono ancora all’insegna della Paletnologia con importanti campagne esplorative, topografiche e di scavo che vengono avviate nella Grotta dell’Ausino e di Castelcivita e che portarono al ritrovamento di numerosi ed importanti reperti di industria litica (Piciocchi, 1971; 1972a; 1972b; 1972c; 1973b; 1973d).
L’entusiasmo di Piciocchi altri giovani esploratori, tra i quali Roberto Delgado, Maurizio Del Giudice, Salvatore Lamina, Aurelio Nardella , Corrado Tamborra, Sergio Vernau, Antonio Rodriquez ed anche Bruno Moncharmont, Italo Sgrosso , Ludovico Brancaccio , Silvio Di Nocera, Pietro Celico e Aldo Cinque che diventeranno docenti universitari.
I risultati delle prolifiche esplorazioni effettuate nei vari massicci campani e oltre, dedicando molte energie anche allo studio delle grotte di interesse archeologico, paleoetnopreistorico e storico-religioso vengono pubblicati in vari numeri dell’Annuario Speleologico che la sezione edita tra il 1971 e il 1977.
In questo momento prolifico per la speleologia napoletana, tuttavia, si verifica anche un funesto incidente in immersione alla risorgenza del Mulino di Castelcivita: il 20 maggio 1973 perdono la vita i giovani sub Giulio De Julio Garbrecht, Sergio Peruzi e Giandavide Follaca. Il tragico evento fa maturare negli esploratori la necessità di una organizzazione di soccorso e così, nel 1974, anche in seno al CAI Napoli viene costituita una squadra del Corpo Nazionale del Soccorso Speleologico.