Federazione Speleologica Campana



A cavallo delle due guerre. Le prime esplorazioni e la nascita del catasto  

I Componenti la Commissione Grotte della Società Alpina delle Giulie a Postiglione ottobre/novembre 1926 Agosto 1930: la posa del cancello della prima turisticizzazione della Grotta di Castelcivita Ingresso Grotta Norce di Castelcivita prima della turisticizzazione  Zonzi e Trotta in una foto di Gruppo nella Caverna Boegan il 14 aprile 1930


Dopo la Prima Guerra Mondiale l’interesse verso le grotte riprende nel 1924 ad opera della Società Meridionale di Elettricità (SME), che promuove l’esplorazione e il rilievo del tratto iniziale della Grotta di Pertosa, con il fine di sfruttarne le ingenti risorse idriche.
Nel 1925 il Circolo Speleologico Romano (CSR) comincia a frequentare il territorio campano e visita la Grotta del Lete sul Matese, oltre che la stessa Grotta di Pertosa.
Ma è nel 1926 che la storia esplorativa in Campania subisce un deciso impulso ad opera della Società Alpina delle Giulie (SAG) della sezione triestina del Club Alpino Italiano (CAI), che, per interessamento del Touring Club Italiano (TCI), conduce la prima sistematica campagna esplorativa sui Monti Alburni, esplorando e rilevando sia Pertosa sia Castelcivita, grotte note ormai a livello nazionale.
Nel 1926 nasce anche il primo gruppo speleologico campano: la Commissione Speleologica Salernitana, ad opera del farmacista Nicola Zonzi e dell’avvocato Nicola Pansa , entrambi di Castelcivita, e del dottor Michele Trotta di Postiglione. I tre, negli anni seguenti, unitamente a Luigi Perrotta e Davide Giardini, proseguono le esplorazioni a Castelcivita e coadiuvano le spedizioni nazionali organizzate sempre dai triestini, culminate nel 1930 con la partecipazione di 25 studiosi tra i quali Franco Anelli ed Eugenio Boegan, due padri fondatori della speleologia italiana.
A seguito di questa esplorazione viene pubblicata una relazione integrale su Le Grotte d’Italia, rivista dell’Istituto Italiano di Speleologia, all’epoca con sede a Postumia. L’attività speleologica in quegli anni è intensa, e in un lavoro pubblicato sulla stessa rivista nel 1934 Trotta descrive 34 grotte di cui 12 sugli Alburni. L’articolo sancisce la nascita ufficiale del Catasto Grotte della Campania: le grotte citate sono infatti accompagnate da un numero e dalla sigla “Cp”, che sta per “Campania”, e che è ancora oggi in uso.
Si delinea in tal modo il primo quadro informativo sulle cavità campane che vede ai primi posti ovviamente quelle degli Alburni (Pertosa, Cp 1; Castelcivita, Cp 2; Polla, Cp 4; Ausino, Cp 12; etc.), ma anche quelle del Cervati-Bussento (Bussento, Cp 18), dei Picentini (San Michele di Olevano, Cp 20; etc.), del Cilento (Grotta Azzurra di Palinuro, Cp 23; Cala Fetente, Cp 24; etc.) e della Penisola Sorrentina (Fontanelle di Seiano, Cp 21; Palummara, Cp 22; Jala, Cp 30; etc.).
Al 1927 risalgono anche le prime attività del Gruppo Speleologico del CAI di Napoli che sotto la presidenza di Ambrogio Ribecchi esplorò la Grotta Roma sul M. Faito. Nello stesso anno il Ribecchi ritiratosi dalla presidenza del CAI costituì il 5 giugno il Gruppo Speleologico Napoletano Autonomo che nel 1928 esplorava la Grotta Napoli sul versante amalfitano della Penisola Sorrentina.
In quegli anni comincia anche a prendere corpo l’idea della valorizzazione turistica della Grotta di Pertosa, aperta al pubblico nel 1932, e della Grotta di Castelcivita, con la costituzione ad opera di Zonzi di un apposito comitato locale.
Ma nel 1930, oltre che in Alburni, il fervore speleologico campano si manifesta anche sul M. Sant’Erasmo, ove B. Capodanno, M. Pastorino e A. Tozzi conducono la prima esplorazione della Grotta di San Michele Arcangelo, ed a Bagnoli Irpino, ove Giovanni Rama accede per la prima volta alla Grotta di Caliendo.
Nel 1930 il Rittmann esplora la Grotta del Mago nell’isola d’Ischia (Cp 388) sulla cui funzione preistorica ebbe origine per tutti gli anni ’30 una vivace disputa scientifica tra i proff. Giovanni Platania, Mario Puglisi e l’ing. Nicola Ciannelli, da un lato, ed il prof. Immanuel Friedlander ed il dott. Giorgio Buchner, dall’altra (Platania, 1937, Friedlander, 1938; Puglisi, 1938). Per un breve periodo la Grotta è anche oggetto di interventi di turisticizzazione con apertura al pubblico tra il 1933 e il 1934.
Anche l’isola di Capri è meta di una intensa campagna di ricerche delle sue numerose grotte coordinata dal prof. Giorgio Kyrle dell’Università di Vienna nel marzo 1931 (Kyrle, 1946-47). Alle esplorazioni partecipano anche l’ing. Ermanno Bock di Feistriz (che segue gli accurati rilievi topografici delle grotte) con la sua consorte, il dott. Leopoldo Pindur e il dott. Adolfo Cerny direttore della stazione di idrobiologia del Danubio a Vienna e che si occupa delle osservazioni biologiche.
Nel 1933, inoltre, l’ing. R. Francesco esplora insieme ad alcuni amici la grotta di Amalfi, poi inserita in catasto con la sigla Cp 35, mentre nel 1934 lo stesso Zonzi pubblica un aggiornamento su Le Grotte d’Italia e descrive le grotte dalla Cp 36 alla Cp 41.
Gli anni ’30 vedono la prima aggregazione speleologica della regione: i nuclei già esistenti a Castelcivita e Postiglione confluiscono nel primo vero gruppo speleologico della Campania, costituitosi presso il CAI di Napoli.
All’inizio del 1940, infine, l’Ente Provinciale per il Turismo di Salerno chiede agli speleologi di effettuare una nuova spedizione a Castelcivita. Il lavoro viene portato a termine nel maggio dello stesso anno da speleologi triestini e campani, che effettuano verifiche al rilievo, esplorano alcuni rami nuovi e conducono studi di carattere biospeleologico.
Poi, ancora una volta, è la guerra a imporre una pausa nelle normali attività umane. Anche la speleologia segna una battuta di arresto, rimandando la ripresa agli inizi degli anni Cinquanta.